Ragazze Fantastiche e dove trovarle: intervista a IRENE RAVAROTTO

Ben-ritrovati amici e tifosi! Dopo alcune settimane di stop siamo tornati con le interviste di Ragazze fantastiche e dove trovarle (alla Rugby Mirano). Per ricominciare sganciando una bella bomba oggi abbiamo parlato un po’ con la nostra Irene Ravarotto. Per chi la conosce bene Irene è una che non si risparmia mai, né dentro né fuori dal campo. E questa intervista ne è la prova. Buona lettura!

Nome: Irene Ravarotto

Data di nascita: 12/04/1998

Soprannome: Skif

Motivo del soprannome: Chiaramente perché faccio skif a prendere i palloni e in molte altre situazioni, ma l’onore va alle mie “man de puina”

Maglia numero: Dopo un periodo più o meno lungo di stallo mi sono legata alla maglia n°2. Nessuno la voleva (poverina) e inizialmente facevo finta di sentirmi un tallonatore. Successivamente si è liberata la numero 4 che mi ha definitivamente obbligato a smettere di rigirare la divisa causa dimensioni simil vestito. Così, nel cuoricino, porto un 2 ma sono passata a vestire un 4 che difenderò caparbiamente.

Gusto gelato preferito: Cioccolato fondente e limone: assolutamente insieme!

Se fossi un cocktail quale saresti: Caipiroska. Ma niente di classico: qui si parla di caipiroska al pompelmo, che ti fa credere di ingurgitare quintali di dolcezza zuccherosa ma ti frega con l’asprezza.

Pizza che prendi sempre: Qualsiasi cosa con i funghi.

Momento dell’allenamento che preferisci: Suppongo che la pausa acqua non valga… Perciò dirò i momenti di gioco, anche quando metà di noi è stressata per via di alcuni giorni particolari del mese e deve sfogare tutta la propria ira nei placcaggi (diciamocelo, litighiamo spesso ma facciamo delle azioni spaventose in quei momenti).

In trasferta, spogliatoio vuoto; dove ti sistemi? Mi accampo sicuramente nel posto più stretto possibile, spalle al muro e zona più distante possibile dalle porte/docce/bagno. E prontamente dopo 5 minuti mi ritrovo in mezzo allo spogliatoio senza ritegno.

Ferro o plastica? Ultimamente mi sono convertita all’uso della plastica causa troppe pretese e piedi troppo piccoli per trovare un’alternativa valida. Ma se potessi scegliere andrei sul sicuro: ferro anche sul cemento.

Riti scaramantici pre partita? Che io ricordi non ne ho mai avuti. In compenso sono ossessionata dall’avere le scarpe sempre perfettamente legate, i lacci infilati come voglio io e super stretti in modo da sapere perfettamente come risponde il terreno e rischiare quotidianamente l’amputazione dei piedi.

Hobby/sport precedenti: Andare a camminare, leggere, guidare, (lamentarsi), avere tutto in ordine e sotto controllo per poi rendersi conto che è impossibile e sfiorare una crisi di nervi. Prima di iniziare a giocare a rugby ho abbandonato 7 anni di nuoto e 11 di pattinaggio corsa.

Paradenti sì o no? Che domande, paradenti sì. Rischierò anche di soffocare ma il dentista costa!

Calzettone su o giù? Per piacere, calzettone SU!

Da quanto giochi a rugby e da quanto tempo con la Rugby Mirano?
Ho iniziato a 18 anni, per accompagnare un’amica. Il tutto è iniziato grazie al Roccia Rubano Rugby che ha deciso di iniziare un percorso anche per la femminile, purtroppo finito presto causa poche presenze. Spostate le poche superstiti a Mirano, ho messo le radici e sono qui ufficialmente da settembre 2017. Il tutto per un totale di 5 anni (contando la stagione attuale 20/21) impiegati a cercar di prendere un pallone al volo. Considerando i “successi” starò qui per tanto altro tempo.

Com’è iniziata la passione per lo sport della palla ovale?
Devo ammettere che nella pre/inizio adolescenza qualche lampadina riguardo questo sport si era accesa, ma l’ho messa da parte per proseguire i percorsi già iniziati e focalizzarmi su uno di essi nello specifico. Come ogni cosa, anche questi hanno avuto una fine, e qualche mese dopo l’aver abbandonato il pattinaggio una mia cara amica mi ha costretto a iniziare con lei questa nuova avventura (diciamocelo: “se tu non vieni con me io non inizio” non è una richiesta ma un obbligo).
Inizialmente ho accolto positivamente l’idea per continuare a muovermi e non rischiare di dover rotolare da una parte all’altra della casa per il resto della mia esistenza. Poi sono arrivati gli allenamenti meno da novizia che hanno messo il pepe, per poi sigillare il tutto con la prima partita. Posso effettivamente dire che la passione è iniziata da lì.

E cosa ti ha convinto a continuare a giocare?
Ci sono tanti fattori che mi spingono a continuare. Il primo, come dicevo, è stata la primissima partita giocata senza sapere le regole, dentro in campo perché avevo 18 anni e potevo partecipare alle mischie (dissing: Fabio non negarlo, so che mi hai usato, ride). Non sapevo prendere un pallone, non sapevo passarlo, le compagne giustamente faticavano ad incastrare dei soggetti nelle mie condizioni nella partita. Ma nonostante tuttociò quella volta ho capito che ero in campo e anche io dovevo fare la mia parte. È stato uno di quei giorni che potrei identificare “chiave” di quel periodo. Ho imparato tante cose, tra cui fregarmene del grasso, accettare i miei errori e rendermi conto ne farò tanti altri.
Continuo perché ho capito cosa vuol dire essere una squadra (anche se sono una testona) e ho bisogno di tutte quelle persone che mi sono state vicino perché in ogni situazione mi stanno insegnando qualcosa.

Se le tue compagne ti dovessero descrivere con tre parole quali sarebbero?
Testarda, impulsiva, liste.
Devo anche spiegarvelo? (beh, “liste” perché appena c’è da programmare o decidere qualcosa di squadra la mia prima soluzione è intasare il gruppo con un lista per organizzarci al meglio!)

Hai conosciuto qualcuno che ti ha ispirato per quanto riguarda il mondo del rugby?
Cadrò nella banalità ma, oltre a nomi conosciuti dei quali non posso avere certezze, quello che mi ha sempre spinto a dare di più e riflettere sono state le mie compagne di squadra. Ognuna viene da una realtà diversa e abbiamo modi per niente simili di pensare ed agire. Molte di loro, in una maniera o nell’altra, mi hanno stupito per cosa “nascondono” e per come riescano ad affrontare ogni momento con tanta determinazione.
Se dovessi essere più materiale penso che, al di fuori della squadra, le persone che più mi hanno stimolato sono le avversarie incontrate la domenica in partita. Non ho avuto modo di conoscerne molte ma ammiro come in così poco spazio siano concentrate tantissime ragazze (e allenatori) che nei loro modi di reagire, giocare – ed anche arrabbiarsi -, dimostrino quanto sia importante per loro quello che si sta costruendo.

La canzone che ti dà la carica prima di una partita?
Di solito non ascolto musica prima delle partite e in caso lo facessi sarebbe solo per ingannare il tempo, purtroppo con me non funziona la musica motivazionale.

Chi è il/la migliore compagno/a di trasferta in pullmino?
La migliore ad avere sempre la battuta pronta? Giada
La migliore a dormire? Difficile…Marianna, Maddalena S, Luna… Potrei scrivere tutte.
La migliore a tener banco con la musica? Eva
La migliore ad ascoltare la top musica in cuffia e lamentarsi con me? Giorgia
La migliore a non usufruire del furgone e rischiare il ritardo? Eleonora

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