NEURONI PER TUTTI

Copio fedelmente la definizione riportata nel dizionario di medicina Treccani che recita in questo modo: “Unità del sistema nervoso, cellula altamente specializzata per ricevere, elaborare e trasmettere informazioni ad altre cellule attraverso segnali elettrici e chimici”.

Di cosa sto parlando? Ma del neurone naturalmente.

E il padreterno ha pensato bene di attribuire queste unità cellulari ai 7 miliardi e mezzo di abitanti del pianeta terra, diversificandone e distinguendone però la distribuzione in 4 precise categorie di individui.

La prima categoria annovera i soggetti che di neuroni ne hanno tanti, gente che utilizza normalmente tutto questo ben di Dio per finalità di alto significato sociale o scientifico.

In seconda fascia, quella numericamente più rappresentata, troviamo invece soggetti che ne dispongono in limitata quantità e che utilizzano la materia grigia per il raggiungimento di precisi scopi personali, soggetti di natura tendenzialmente egoista che “quando che sta ben eori … vol dir sta ben tuti”.

C’è poi la terza categoria, composta da individui che di neurone ne hanno solo uno e che spesso va ad intermittenza, posizionato oltremodo più soventemente nella posizione “OFF” che nella posizione “ON”. Per rendere più semplice e comprensibile il principio più sopra esposto, Vi posso aiutare affermando che tra i principali rappresentanti di quest’ultima specie va senz’altro citata buona parte della classe politica Italiana.

I politici rimanenti che non fanno parte della terza categoria li ritroviamo invece puntuali nella quarta, quella delle cosidette “zucche vuote”, e dopo quello che è successo la scorsa Domenica in casa del Rugby Valpolicella, possiamo tranquillamente affermare che anche i boys bianconeri della nostra Under 18 ne sono entrati a far parte a pieno titolo.

Vale la pena di raccontarla questa zingarata, partendo comunque dal presupposto che, giocando contro l’ultima in classifica del girone, l’obbiettivo dichiarato della trasferta Veronese era quello di portare a Mirano 5 punti e, vista da questa angolazione, i ragazzi hanno assolutamente raggiunto lo scopo.

Ma veniamo al misfatto.
L’arbitro fischia l’inizio, pronti, via e siamo già avanti.
La mischia deborda in ogni zona del campo “aspirando” nei punti d’incontro quasi tutto il 15 Scaligero, per poi girare velocemente “fuori” la palla verso i trequarti che ringraziano e la depositano in meta in ogni fase d’attacco.

I ragazzi di Verona non riescono in alcun modo a capire quello che sta succedendo e risulta impossibile arginare quegli scalmanati vestiti di nero che vanno a punti in tutte le maniere.
Lo score del primo tempo recita un 45 a 5 che descrivere in modo inequivocabile l’andazzo della partita.

E io che a scuola in matematica ero scarso, ma che però in tutte le altre materie non ci ho mai capito nulla (citazione di mio padre), partorisco la più semplice delle equazioni: “Se in un tempo ne abbiamo fatti 45 … in 2 tempi ne faremo … ne faremo … beh insomma … ne faremo abbastanza”.
Comincia il secondo tempo e ne mettiamo giù subito un’altra, tanto per far credere agli avversari che la musica non è cambiata e che la loro sarà una giornata “tendente al pesantino”.
E invece la musica cambia, eccome se cambia!!
Improvvisamente l’unico nostro neurone, quello che solo in apparenza ci posizionava nella terza categoria, decide di chiudere per ferie 20 minuti prima della fine della partita, smettendo di trasmettere impulsi e informazioni alle altre cellule, fregandosene altamente delle minchiate scritte sulla Treccani.

I termini “placcaggio” e “difesa” scompaiono totalmente dal nostro orizzonte a causa di un black out senza precedenti e riusciamo nella straordinaria impresa di trasformare in imprendibili Babau le 2 ali di una squadra apparsa fino a quel momento in totale imbarazzo.

Capisco il clima “festaiol natalizio”, comprendo anche il possibile rilassamento mentale derivato da una partita vinta ormai da tempo (55 a 29 per noi), ma francamente le 5 mete che i Veronesi ci hanno poi piazzato tra coppa e collo al termine della partita restano per me un mistero che non trova spiegazioni.

A match concluso, dalla tribuna scorgo i ragazzi seduti in cerchio a capo chino vicino alla panchina, con gli allenatori in mezzo a loro intenti in apparenza a ballare con un frenetico e stranissimo linguaggio del corpo.

Solo più tardi verrò informato che non si trattava della rappresentazione scenica del “Lago dei cigni” di Tchaikovsky, e men che meno della danza della pioggia copiata da una improbabile tribù Apache.

Voci di corridoio non confermate attestano invece che si sia trattato di un elegante, colorito e vivace scambio di opinioni tra Maso, Arghirescu e l’onnipotente, percepito addirittura anche in buona parte dell’emisfero Australe.
Chissà che cosa si saranno detti, …….. mah!!!

Scusatemi per le chiacchere, ora vado a studiare matematica.

Alla prossima,
Jena Plinsky

 

In allegato: un’immagine dell’incontro.
Foto: Daniele Visman

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