Nella seconda giornata di Scampionato (Memorial Secco-Farina), disputata sabato scorso a Rubano, l’Armata regge alla grande per una partita e mezza.
Dopo aver battuto il Saint Peterfield e tenuto testa ai padroni di casa per tutto il primo tempo, deve poi cedere alla forza degli avversari.
Rovinassi e Tandoi alla fine prevalgono non per un calo fisico o per evidenti errori dei miranesi, che anzi difendono con efficacia e mostrano sprazzi di bel gioco ma per merito proprio: più affamati e determinati, hanno sfruttato ogni occasione per andare in meta.
Archiviata la cronaca, la giornata ci offre però un’occasione irripetibile: rivolgere un non scontato e poco consueto elogio al “traditore” e, di conseguenza, ai due tradimenti che hanno segnato questo sabato di rugby.
Non, sia chiaro, al corruttore, all’approfittatore, all’imbroglione o al delatore, ma al figlio ribelle, alla serpe in seno: colui che cambia casacca e passa al nemico, voltando le spalle ai compagni e disertando la battaglia.
A colui che, come Holly, ha avuto il barbaro coraggio di giocare contro la sua vecchia squadra, rischiando la pelle e la reputazione; e a chi, come Cinghio, mentre i suoi sudavano sul campo, tracannava Guinness nei peggiori pub di Dublino battendo le mani sulle note di Wild Rover (altro che “no, never, no more”, come dice il ritornello!).
Si sa: dai tempi di Giuda il traditore non gode di grande fama.
Eppure il traditore non è soltanto il losco figuro che vende segreti per trenta denari, ma il pioniere dell’evoluzione sociale, il campione della flessibilità contrattuale.
Nel moderno dizionario del politicamente corretto lo chiameremmo ADD: Agente di Adattamento Dinamico.
Caterina de’ Medici lo aveva capito secoli fa: “Che cos’è il tradimento? La capacità di adattarsi agli eventi.”
Il traditore, insomma, non è opportunista. È previdente.
Vede, capisce, si sposta. Sa leggere i segni dei tempi e agire di conseguenza, prima che sia troppo tardi.
La vita, d’altro canto, è come una dieta: se la fedeltà al patto diventa un ostacolo alla tua felicità (o alla tua sopravvivenza), è tempo di tradire il patto e ordinare un gin tonic.
Chi non ha mai tradito un amico, un ideale, un proposito, alzi la mano… anzi, scagli la prima pietra.
In certe circostanze il tradimento non è solo inevitabile, ma anche la precondizione necessaria alla libertà, la negazione indispensabile perché possa nascere una nuova realtà.
Diciamolo chiaro: Holly e Cinghio non sono traditori. Sono eroi contemporanei.
Hanno accettato l’infamia eterna, la cirrosi (Cinghio) e l’osso del collo (Holly) pur di seguire la loro strada… o forse semplicemente perché nella clubhouse di Mirano si mangia molto meglio.
In fondo, peggio del traditore non è forse quello che tiene la penna in mano e la lingua piantata nel fondoschiena del potere, senza mai confonderle?
Sempre ai suoi ordini mio Coach!
Rugby Mirano 1957 ASD – Michele “Eta Beta” Lacchin

