Cronache dell’Armata: Ripasso Valpolicella al Memorial Kela

Nell’ultimo mistero godurioso si celebra il Valpolicella…..

Sabato, in casa del Mirano, per il memorial del mitico Renato “Kela” Scanferla, si è consumato l’atteso scontro tra l’Armata Brancaleon e il Valpolicella.

Doveva essere una giornata di ricordi e fratellanza… ed è stata tutto questo, ma con l’aggiunta di una di quelle ripassate storiche che evocano echi di disfatte leggendarie.
Perché quella dell’Armata non è stata una semplice partita persa.
È stata una vera Caporetto del rugby e – proprio come nel novembre del 1917 – le linee difensive si sono sfaldate sotto l’urto nemico, lasciando i brancaleoni a corto di fiato e di idee.

Una Waterloo in piena regola, dove il Valpolicella ha manovrato con la precisione del Duca di Wellington, mentre i rinforzi di Blücher per l’Armata non sono mai pervenuti, probabilmente fermi al bar per uno spritz anticipato.

Lassù, sulla nuvola più alta sopra via Matteotti, il Kela non deve aver preso bene lo spettacolo.
Lo si poteva quasi sentire, nel vedere certi placcaggi “morbidi”, sfoderare il suo repertorio completo: santi, non santi, e probabilmente anche qualche invenzione nuova (per fortuna il paradiso dei rugbisti lo hanno piazzato ben lontano dalle orecchie di San Pietro).
Altro che guardare: sarebbe sceso in campo direttamente a distribuire due spallate e rimettere un po’ d’ordine.

A tratti, il campo pareva una scena da epopea di frontiera: i giocatori dell’Armata, come le giacche blu di Custer a Little Bighorn, si sono ritrovati accerchiati da avversari troppo rapidi e veloci.

Eppure, come nelle grandi resistenze disperate della storia, non è mancato l’orgoglio e come il Generale Cambronne, che di fronte all’invito alla resa rispose con un leggendario “Merde!” – un termine che il Kela avrebbe sicuramente sottoscritto, magari aggiungendoci un carico da undici in dialetto veneziano – l’Armata ha continuato a lottare.

Alla fine, il risultato è stato netto, quasi brutale.
Si sa, nel rugby – dove la palla non è tonda e si avanza passando all’indietro – il rispetto per l’avversario è non fargli sconti: prezzo pieno, fino alla fine.
Ma giornate come questa servono a ricordare il senso del rugby: onorare chi è più forte e tenere viva la fiamma.
La sconfitta si accetta con onore e un brindisi, consapevoli che il Kela, dopo aver finito il repertorio di maledizioni, si sarà fatto una risata delle sue
brindando con noi e con gli amici del Valpo che – va detto – “gera fenommmeni…”

Rugby Mirano 1957 ASD – Michele “Eta Beta” Lacchin

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