Ci sono momenti nella vita di un club sportivo che lasciano il segno. Eventi così forti da diventare punti di riferimento, da segnare un prima e un dopo e diventare parte dell’identità collettiva di una comunità.
Per il Rugby Mirano, uno di quei momenti porta la data della stagione 1983/1984.
La stagione della svolta
Al termine di un campionato combattuto e ricco di emozioni, il Mirano conquista la promozione dalla Serie B alla Serie A. Un traguardo storico che apre le porte alla stagione 1984/1985 nella massima serie nazionale e che consacra il lavoro di una società, di uno staff tecnico e di un gruppo di giocatori capaci di costruire qualcosa di straordinario.
La poule promozione è una vera battaglia sportiva: insieme al Mirano scendono in campo Villorba, Casale, Tre Pini Padova, Livorno e Cus Roma. Ogni partita è una finale, ogni domenica un banco di prova per carattere e determinazione. In quel contesto competitivo, il Mirano dimostra solidità, organizzazione e soprattutto un’identità forte, figlia di un legame indissolubile con il proprio territorio.
Una società solida, un progetto condiviso
Quella promozione non nasce per caso. Dietro il successo sportivo c’è una struttura societaria che si rafforza e si rinnova. Un lavoro serio di costruzione, iniziato nel settembre 1982 con l’elezione all’unanimità di Enzo Rampazzo alla presidenza. Un presidente-manager capace di dare alla società una struttura più solida e professionale.
Al suo fianco lavorano il vice presidente Francesco Bonaldi e il segretario Mario Pasti. Il consiglio direttivo è ampio e rappresentativo: vi siedono Gianni Callegari, Ettore Favaron, i fratelli Luciano e Adriano Manente, Pericle Semenzato, Francesco Martin, Luigi Natali, Francesco Brocca, Livio Toniato, Maurizio Cecchinato, Sandro Mason, Giuseppe Sabadin, Alfio Favero, Bruno Tonolo e -voce dei giocatori – Massimo Cappellari.
Una squadra dirigenziale coesa, capace di dare al club una struttura più solida e una visione moderna.
Fondamentale anche il sostegno dello sponsor Pistellato con il marchio Blue Dawn, che contribuisce a dare stabilità e prospettiva al progetto sportivo.
La piazza e il “Dai Mirano”
Il rapporto con la gente è uno degli elementi distintivi di quella stagione. La piazza si identifica con il Mirano: lo stadio è un punto di ritrovo, un luogo di appartenenza.
In occasione della prima partita casalinga della seconda fase esce il numero 1 di “Dai Mirano”, il giornalino dei tifosi curato con passione da Pietro Ruo. Un’iniziativa destinata a diventare un appuntamento fisso: lo si trova nei bar del paese, oltre che sugli spalti, a testimonianza di un entusiasmo diffuso che va oltre il campo da gioco.
I protagonisti sul campo
A guidare il gruppo in quegli anni è l’allenatore Piloti, chiamato a plasmare un gruppo numeroso e determinato.
I giocatori che scrivono questa pagina di storia sono tanti, e ognuno ha il suo posto in questo trionfo: Arthur, Bianco, Boatto, Cagnin, Callegari A., Callegari M., Canton, Capitanio, Cappellari, Carraro, Cecchinato, Cibin, Crosariol, D’Ambrosio, De Pieri, Donadon, Favaro M., Favaro R., Franceschin, Frasson, Grassi, Furlan, Lazzarini, Marella, Marin, Marzaro, Milan, Momesso, Monego, Mozzari, Nali, Niero, Novara, Novo, Onofri, Palasgo, Pistellato, Potente, Rampazzo, Salviato, Scanferla, Schiavon, Serpani.
Nomi che hanno dato vita ad un gruppo unito, fatto di caratteri diversi ma legati da uno stesso obiettivo. In campo si lotta su ogni pallone, fuori dal campo si costruisce uno spirito di appartenenza che diventa la vera forza della squadra.
Nomi che nella stagione 1984/1985 avrebbero calcato i campi della Serie A.
La cena
A poco più di 40 anni di distanza, quel trionfo continua a vivere nei racconti e nei ricordi. E la settimana scorsa, i protagonisti di allora si sono ritrovati a cena in quella che, almeno per quel periodo, è stata la loro seconda casa: la club house.
Una cena celebrativa che non è stata soltanto un momento conviviale ma un’occasione per ritrovarsi, per scambiarsi aneddoti, per rivivere emozioni che il tempo non ha cancellato.
Ovviamente, c’è stato spazio per la commozione, nel pensiero rivolto a chi “ha già passato la palla”, a coloro che non sono più presenti ma che hanno contribuito a scrivere quella pagina di storia. E c’è stato spazio per la gratitudine, per l’orgoglio di aver fatto parte di qualcosa di grande.
A dimostrazione che il senso di appartenenza rimane. Perché certe emozioni non finiscono mai davvero. Continuano a vivere nella memoria di chi le ha vissute, e nel cuore di chi le ha ereditate.
Rugby Mirano 1957 ASD – Simone Borina

