Mogliano: finalissima che vale la storia

[la tribuna di Treviso, 24.05.2013] Rugby Eccellenza. Capitan Orlando: «Prato sotto pressione, adesso il tricolore». Facchini: «Non vediamo l’ora di giocare»

La soddisfazione di presiedere una società che ha stupito il pianeta ovale, regalandosi un triennio da favola e una finale scudetto difficilmente ipotizzabile a inizio stagione. Roberto Facchini, numero uno del Mogliano, interviene nelle febbrili ore della vigilia: «Stiamo aspettando solo il momento di salire sul pullman che ci porterà a Prato», afferma, «Siamo un po’ nervosi e non vediamo l’ora di giocare. Non siamo abituati alla tensione di simili partite, ma dobbiamo avvicinarci tranquilli. Già poter affrontare questa partita è un gran risultato, vediamo se riusciamo a centrarne uno anche più importante…».

L’ultimo atto con i Cavalieri andrà in scena domani allo stadio “Chersoni” (ore 16.40, diretta RaiSport 2; arbitro l’internazionale Vivarini di Padova): mancherà Bocchi (rottura setto nasale) e rientrerà Steyn, per il resto formazione confermata con Swanepoel dirottato in seconda linea. Prato eliminò i moglianesi, lo scorso anno, in semifinale.

«Ce la giochiamo, le partite secche sono complicate per tutte e due le squadre», prosegue Facchini, «Gli avversari hanno il vantaggio del fattore campo, possono contare su un gruppo esperto e uno staff tecnico di primo livello. Credo sarebbe più giusto tornare al passato, facendo disputare la finale su campo neutro. Ad ogni modo, noi cercheremo di fare il nostro e la contesa è aperta. Anche se gli episodi, specie in finale, possono essere determinanti ». Guardando indietro, aggiunge: «Avevamo attrezzato in estate la squadra per l’Europa, con l’obiettivo di ottenere in campionato qualcosa di adeguato agli sforzi fatti. Non pensavo, ad inizio stagione, alla finale. Considerando anche i problemi legati agli infortuni. Mi auguravo di arrivare ancora ai playoff. Quando però nel ritorno ho visto la squadra girare bene, specie nell’ultimo mese e mezzo, ho cominciato a pensare che traguardi più importanti potessero essere possibili».

Adesso ne fa le veci in campo Edoardo Candiago, ma il capitano del Marchiol è in verità Silvio Orlando, moglianese doc e prodotto del vivaio biancoblù. Dopo aver perduto l’andata per un guaio alla spalla, nel ritorno ha dovuto alzare bandiera bianca per malanni alla schiena, chiudendo anzitempo la stagione. Non può scendere in campo, ma è sempre vicino ai compagni negli allenamenti. Domani sarà fra i primi tifosi.

«Dispiace non poter essere disponibile», spiega l’ex Benetton, «Al di là della finale, vorresti giocare sempre. Purtroppo, la mia stagione è andata così, ero rientrato fra gennaio e febbraio, ma sono poi subentrati altri problemi. Anche se non posso allenarmi, alle sedute sono sempre presente. Giocare ed essere in campo è però un’altra cosa. Edo Candiago ha dimostrato di meritare la fascia».

Orlando torna sul match con i Cavalieri: «Per una realtà come Mogliano, è una gioia immensa poter disputare l’ultimo atto. Quand’ero al Benetton, era un obbligo, prima della Celtic, raggiungere la finale scudetto. Qui è diverso, gli obiettivi iniziali sono stati ampiamente superati. Possiamo giocare senza pressioni, invece Prato non può permettersi di perdere, altrimenti butterebbe la stagione. Possiamo farcela, scendere in campo rilassati aiuta. Conta la voglia di vincere, che Mogliano possiede. Prato però è la squadra che più mi ha impressionato, i problemi incontrati (economici, ndr) hanno creato un gruppo coeso, anche perché qualitativamente e potenzialmente, Calvisano era la migliore fra le big».

Ivan Gianesini è alla prima finale: «Sono ormai un “vecchietto”, averla centrata a 33 anni e dopo 20 anni di rugby, è il coronamento di una carriera, fatiche e sacrifici», osserva il tallonatore di Mirano, seconda stagione al Marchiol, «Ci guardavamo l’altra sera, non ci sono fra noi singoli campioni, c’è però un grande gruppo. Siamo un’unica cosa, nessuno è mai salito in cattedra, 35 persone lavorano duro per la causa. È la finale di tutti. Prato è sulla carta superiore, ma ci vogliamo provare».

Mattia Toffoletto

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