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50° Anniversario Rugby Mirano 1957
     
 
 
     
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"Una Piazza Ovale"

     
 
Mezzo secolo di rimbalzi strani a Mirano
     
     
 
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UNA PIAZZA OVALE .....
 

Ferruccio Bianchi nasce nel 1927 a Borsea, un paesino alle porte di Rovigo, in una delle tante famiglie patriarcali della campagna veneta. Il padre, Luigi, detta le linee per la conduzione di una piccola azienda familiare che vede mogli, figli e nipoti impegnati, ognuno con il proprio ruolo, tra campi e stalla. Luigi vorrebbe però che il secondogenito studiasse. Ferruccio si iscrive così al Liceo di Rovigo. A dire il vero i risultati dell’alunno Bianchi non sono eccellenti, ma in compenso entra in contatto con la città, conosce le persone più importanti e si avvicina al rugby, una passione che si sta diffondendo come una febbre tra i bar e le piazze e che coinvolge tutte le famiglie. Anche i Bianchi hanno un parente che gioca a rugby. E’ Vittorio Vicariotto, cugino di Ferruccio e seconda linea dei Bersaglieri, una presenza in Nazionale il 28 marzo 1948 proprio a Rovigo, contro la Francia “B”. I racconti del parente riempiono la casa di Borsea e Ferruccio si appassiona. A quindici anni era andato per la prima volta allo stadio, ma stagione dopo stagione diventa un frequentatore abituale. “Di solito si entrava nel secondo tempo, o si trovava il modo per intrufolarsi”. Sono gli anni di Mario “Maci” Battaglini (“Era un mostro sacro. Da ragazzo, quando passava per il nostro podere, approfittava per prendersi qualche pomo dagli alberi”, ricorda Ferruccio, che a Mirano erediterà il soprannome proprio dal mito del rugby veneto) ed è difficile non farsi coinvolgere da una passione che diventa l’identità stessa della città. “A un certo punto decisi di frequentare un corso arbitri. Era il modo per imparare meglio le regole del gioco, ma anche per entrare gratis alle partite”. E’ così che Ferruccio conosce l’arbitro Ivan Piva. “Con mio cugino Guido ci incontravamo due volte alla settimana in una stanzetta del caffè Lodi, per leggere e commentare il regolamento”. .........

 
LA LOTTA PER SOPRAVVIVERE
 
Il primo campionato si è chiuso con un solo pareggio all’attivo, mentre nel 1958-59, con Rocco in panchina al posto di Nogara, arriva la prima vittoria. Il 16 novembre i bianconeri giocano la seconda giornata a Padova, contro l’Allegri. In campo vanno Peron I, Zuin, Raccanelli, Bottaro, Natali, Simionato, Marcoleoni, Ravagnan, Lanza, Toniato, Inchiostro, Covatta, Spolaore, Nogara e Chinellato. Grazie al “netto miglioramento di tutti”, con la mischia che ha “surclassato gli avversari” e i trequarti “molto affiatati e in gran forma”, i bianconeri vincono 14-3, grazie alle mete di Natali, Bottaro e Covatta e a una trasformazione di Raccanelli. Sarà una stagione felice: sette giorni dopo arriverà anche la prima vittoria in casa, contro il Trieste, e al termine del campionato i ragazzi di Maci saranno secondi nel loro girone. Più con la grinta e il coraggio, che non con la tecnica. Così Ferruccio Bianchi ricorda un episodio contro il Mogliano: “A un certo punto Zanetti, un’ottima seconda linea del Mogliano, fa un frontino a Niero. Leandro cade a terra stordito, poi capisce quello che è successo e si avventa contro l’avversario. «A mi no ti me fa ‘ste robe!». Sono dovuto correre in campo per fermarlo: «Sta bon Leandro, el pol farlo!». Anche da queste cose, Ferruccio si accorge che è il momento di rafforzare le radici dell’albero che ha piantato. Mirano è nel cuore di un Veneto che sta facendo faville a livello nazionale e la possibilità di reperire giocatori già formati è quasi nulla perché lo spazio è occupato dalle grandi, Treviso, Padova, Rovigo e Venezia. Occorre rendersi autosufficienti. Così Maci pensa di entrare nelle scuole per suscitare l’interesse dei giovani, e nello stesso tempo invia due giocatori a seguire un breve corso per allenatori a Venezia. Durerà solo mezza giornata, ma il diploma con il quale i due rientrano è un investimento: Eugenio Artuso sarà il primo allenatore dei pulcini, mentre Paolo Simionato diventerà il primo tecnico della squadra seniores fatto in casa, e quindi a costi pressoché nulli”. ........
 
L’ERA LUISE
 
Luigi Luise all’anagrafe per volere del papà, Luciano Luise in parrocchia per accontentare la mamma. Per tutti Ciano Luise, uno dei pionieri del rugby a Padova. Inizia con il vecchio rugby Padova, prima, seconda, terza linea, poi è tra i fondatori del Petrarca. Si impone come trequarti centro e ala, colleziona dieci presenze in nazionale. A fine carriera gioca anche a 13. Ritiratosi dopo un infortunio in una partita scapoli-ammogliati, verso la fine degli anni Sessanta Ciano vuole diventare allenatore, ma non trova squadre che gli diano fiducia. E’ un suo ex compagno di squadra del rugby a 13, Dino Salmaso, a parlargli per la prima volta del Mirano, dove lui stesso allena. “Incontrai Ferruccio Bianchi e accettai la sfida. Sapevo che c’era da fare un grande lavoro, che a Mirano c’erano ragazzi con tanto entusiasmo ma poca tecnica. La prima cosa che feci, quando iniziai ad allenare la mia nuova squadra, fu proibire di calciare. Dovevano perdere quell’abitudine. Nel rugby bisogna abituarsi a giocare alla mano: prima di tutto viene la tecnica individuale”. Luise arriva alla fine del settembre 1969. Porta una maglia da rugby inglese, una meraviglia che a Mirano nessuno aveva mai visto. Racconta Bruno Tonolo: “Era gialla, accompagnata a pantaloncini che coprivano il ginocchio, proprio alla maniera inglese. Scoprimmo solo con il tempo che il nostro nuovo allenatore era andato spesso in Inghilterra. A primavera arrivò con un autentico cimelio, una maglia a scacchi che diceva fosse quella degli Harlequins di Londra. Gliela invidiavamo, anche se non sapevamo nemmeno chi fossero, ‘sti Harlequins”. ........
 
IL FIORE SBOCCIA: LA SECONDA PROMOZIONE IN B
 
Il 1971-72 è un’altra stagione di novità, di regole e nella struttura del club. Le mete ora valgono quattro punti e gli allenatori possono portare una riserva in panchina. Anche la società cambia volto: dopo due stagioni il signor Tieghi lascia la presidenza a Frasson e la Trivengas diventa sponsor. Luise resta invece al suo posto, per la terza stagione sulla panchina bianconera. “Tutti questi cambiamenti non comportano del resto nessun giovamento – scrive il tecnico padovano –, unico segno esteriore è dato da due nuove mute di maglie, una di color giallo e pantaloncini bianchi, un’altra di color nero e pantaloncini neri; del resto le vecchie mute giallonere e bianconere sono ridotte a pezzi”. Ad inizio stagione Luise ha a disposizione solo 17 giocatori, ma la preparazione atletica è buona, la squadra è più esperta e l’arrivo di Giuseppe Ravazzi come estremo va a coprire l’unico vero “buco” dell’organico. Il tecnico riceve segnali importanti dalle amichevoli. Dopo l’80-0 subìto dal Petrarca campione d’Italia, i suoi ragazzi battono 24-6 il Cus Padova e pareggiano 12-12 contro il San Donà appena promosso in serie B, dopo aver chiuso sul 12-6 il primo tempo e aver condotto per tutto il match. “Faremo vedere i sorci verdi a tutti” scrive dopo l’amichevole. .........
 
I PRIMI SUCCESSI DELLA “GENERAZIONE LUISE”
 
Mirano deve ancora aspettare, ma l’ambiente sembra ormai maturo per il salto. Nonostante l’età media piuttosto giovane, Luise gestisce un gruppo più che collaudato, plasmato in sette anni di lavoro. I senatori hanno assorbito le sue idee, i più giovani ci sono cresciuti dentro: la squadra respira il rugby di Ciano e lo propone in serie C, dove poche squadre possono vantare un bagaglio tecnico simile. La stagione 1976-77 inizia in un’atmosfera di fiducia. Già alla vigilia del primo incontro la stampa sottolinea che il XV bianconero “tenterà il salto in serie B”, e il 66-0 dell’esordio a Nogarine conferma le potenzialità del gruppo. Luise schiera “Chela” Scanferla, Mario Pasti e Rocco in prima linea, Milan e Dal Corso in seconda e in trio Compostella-Cecchinato-Candiotto in terza. La mediana è affidata ai due talenti Marella e Franceschin, mentre Bortoletti e Sticchi sono centri, Crosariol e Bianco ali e Travaglia chiude lo schieramento ad estremo. Passano le domeniche e la striscia positiva continua: 46-0 al Ponte nelle Alpi, 20-0 a Vicenza contro l’Aeronautica, 19-13 all’Este, 22-0 allo Zugi Vicenza, 10-9 sul difficile campo del Feltre grazie a una meta di Marella e due calci di Milan, 20-0 a Padova contro il Cus. L’unica squadra capace di strappare un punto ai bianconeri nel girone d’andata è il Belluno, che il 28 novembre ottiene un 6-6; quel giorno i bianconeri arrivano a Belluno dieci minuti prima dell’inizio della gara: “Senza gasolio, incidente Milan” scrive nei suoi appunti Luise. Nonostante questo piccolo passo falso, ormai il girone C di serie C ha un padrone ben definito. Mirano segna molto, e non è un caso che i metamen della squadra siano tra i trequarti: Bianco, Travaglia, Marella, Franceschin e Bortoletti vanno a segno con regolarità, mentre tra gli avanti Cecchinato mostra quelle qualità offensive che, insieme alle doti di placcatore, faranno di lui il miglior flanker cresciuto in casa bianconera. ......
 
GLI ANNI D’ORO DEL BLUE DAWN
 
Il Mirano si presenta ai nastri di partenza del campionato 1979-80 con un nuovo sponsor, la Pepper, e con uno straniero che farà anche da allenatore, il sudafricano Sinclair, che verrà presto chiamato “l’assassino” per la sua propensione a placcare ad altezza fegato. Con metodo e maggiore crudeltà all’inizio della partita contro l’apertura avversaria, raccontano oggi i protagonisti di quel periodo. Alcuni di loro, tra i quali Massimo Cappellari, sono anche andati a trovarlo in Sudafrica, dove oggi gestisce la pizzeria “Bella Venezia”. In realtà Sinclair in campo si vedrà poco. Il sudafricano preferirà guidare la squadra dalla panchina e trasmettere il suo modo di intendere il rugby durante gli allenamenti. Le differenze con l’approccio Luise sono enormi: se l’allenatore padovano aveva puntato tutto sulla tecnica individuale e sulla capacità dei singoli di leggere il gioco e di adeguarsi di conseguenza, Sinclair fa capire ai miranesi che il rugby è, prima di tutto, uno sport di combattimento, dove occorre farsi rispettare. Idee che i bianconeri assorbono, ma che portano a qualche fraintendimento. In almeno due episodi, durante la stagione, le partite del Pepper sfociano in rissa. Succede una prima volta il 6 gennaio, nel derby di andata vinto 19-6 a Mogliano. Uno dopo l’altro, escono dal campo Simionato, Carraro e Basso del Mogliano, mentre il miranese Mason, ferito a un sopracciglio, rientra e viene espulso, così come capiterà a Nardelli e Gasparini. “E’ stata una giornata assurda, da dimenticare”, scrive il Gazzettino. “L’incontro non ha fatto vedere che rarissimi momenti di rugby. .......

 
RAMPAZZO, IL PRESIDENTE MANAGER
 
Eletto all’unanimità nel settembre 1982, Enzo Rampazzo raccoglie l’invito di un club in forte crescita, quasi preoccupato per l’aumento dell’attività. La partecipazione ai campionati di B, a quello delle Riserve, all’under 19 e all’under 15, oltre all’attività di propaganda nelle scuole elementari e medie, richiede forze e competenze che ormai vanno al di là della volontà e della passione dei soliti pochi. Così il Mirano si dà una struttura societaria più solida: a fianco del nuovo presidente ci sono il vice Francesco Bonaldi e il segretario Mario Pasti. In consiglio direttivo entrano anche Gianni Callegari, Ettore Favaron, i fratelli Luciano e Adriano Manente, Pericle Semenzato e Francesco Martin, Luigi Natali, Francesco Brocca, Livio Toniato, Maurizio Cecchinato, Sandro Mason, Giuseppe Sabadin, Alfio Favero, Bruno Tonolo e Massimo Callegari, in rappresentanza della squadra. Per la prima squadra arriverà anche uno straniero, il neozelandese Richard Woth, ma non lascerà il segno. Dopo il terremoto del 1981-82, nel 1982-83 Mirano ha la stabilità necessaria per iniziare a crescere. Non a caso, nell’ambiente inizia a circolare una parolina magica: Serie A. Ne accenna il Gazzettino del 9 ottobre 1982: l’articolo, firmato da Pietro Ruo, parla di programmi “che per quest’anno hanno come obbiettivo minimo l’ingresso in poule promozione e che comunque vedono entro tempi ragionevoli il Blue Dawn proiettato verso la serie A”. .......

 
JUD ARTHUR, UN INCANTEVOLE SELVAGGIO
 
Baard non è l’unica novità dell’estate 1983-84. Dal Petrarca arriva l’ala Franco Potente, dal Rieti il giovane estremo Enrico Nali, mentre dal San Donà rientra, dopo due stagioni, il mediano Ivo Marella, oltre ai vari Schiavon, Canton, Carraro, Callegari, Bianco e Travaglia. A fine settembre, vigilia dell’inizio del nuovo campionato, la Fir blocca Baard. Il nullaosta dell’Università di Stellenbosch è giudicato irregolare, il sudafricano non può giocare. I bianconeri iniziano così il campionato senza straniero, ma la struttura della squadra mostra tutto il suo valore: il Blue Dawn esordisce con una vittoria a Conegliano (6-20) e nella seconda di campionato supera 18-13 l’Americanino Casale del giovane mediano d’apertura Eugenio Eugenio, che in futuro a Mirano si farà apprezzare come allenatore. Il 5 ottobre il Gazzettino annuncia l’arrivo del sostituto di Baard, ormai destinato alla Francia. E’ un neozelandese, di cui si dice un gran bene “anche se il nome non è stato ancora rivelato”. Nell’attesa, il Blue Dawn pareggia contro il Villorba di Bruno Franscescato, batte 23-10 il Lido ed è già in testa. La notizia del nuovo straniero arriva il 28 ottobre. Si chiama Judson Deane Arthur, ha 22 anni e arriva dalla provincia di Otago, in Nuova Zelanda. “Deane tra l’altro non avrà grossi problemi nel trovare un lavoro a Mirano perché la sua professione, maniscalco, è molto richiesta e ben remunerata”. Jud Arthur arriva in Italia ai primi di novembre, in tempo per assistere alla sconfitta a Paese (3-0). “C’è molto da fare, soprattutto nei raggruppamenti”, si limita a dire. Il suo esordio, il 14 novembre, è segnato invece da una vittoria contro il Lotto Montebelluna (18-3). Non segna, ma si mette in evidenza per la capacità di trascinare la mischia. Piloti capisce subito di aver trovato l’uomo giusto. ........

 
LA PRIMA INDIMENTICABILE SERIE A
 
Nell’estate 1984 l’ambiente si prepara per affrontare al meglio la nuova avventura. Il tecnico e tutta la squadra vengono confermati in blocco, lo sponsor Pistellato mantiene la promessa garantendo il sostegno della sua azienda, che continuerà ad abbinare al club il marchio Blue Dawn (per un periodo si era parlato anche di Sisley), la prima squadra viene rafforzata con gli arrivi del pilone Mauro Grassi e del seconda-terza linea Mario Carraro dal Benetton, mentre il Mira promette per novembre il terza linea Livio Matteazzi, il Petrarca rinnova il prestito dell’ala Franco “Spigoi” Potente e il Rieti quello dell’estremo Nali; dalla Nuova Zelanda Jud Arthur conferma la sua disponibilità da ottobre. Sistemata la squadra e in attesa del completamento della nuova tribuna coperta, nel precampionato il Mirano si prende la soddisfazione di far paura al Petrarca: al “memorial Barbazza” i campioni d’Italia la spuntano 7-6 contro un Blue Dawn rimaneggiato, che schiera una prima linea inedita e giovane, con Monego, Bianco e Cagnin. L’inizio del campionato è previsto per il 23 settembre e i bianconeri sono inseriti nel girone A, con Lazio, Parma, L’Aquila, Petrarca, Mogliano, Roma e Piacenza. Nonostante le richieste del club alle prese con i ritardi nella costruzione delle tribune, il calendario prevede l’esordio in casa, contro la Peroni Lazio. Celebrare la prima partita in A in un cantiere aperto è pericoloso, oltre che poco degno per l’immagine della società. Così il presidente Enzo Rampazzo chiede, per una domenica, di poter giocare nello stadio della Miranese, ma la risposta dell’assessore allo Sport Pietro Stella è negativa: “C’è il rischio di compromettere il campo da gioco nel caso domenica fosse cattivo tempo”. Sempre la stessa storia, pensano quelli del rugby. Dai tempi di Maci non è cambiato proprio nulla, il rugbisti possono anche essere i primi a portare il nome di Mirano nell’elite dello sport italiano, ma sono sempre quelli “che rovinano il campo”. Ci mette una pezza il sindaco Renzo Milan, che in quattro e quattr’otto promette la recinzione dell’area di cantiere in modo da poter giocare regolarmente nel campo del rugby, ma l’amarezza resta. Arriva la domenica, finalmente si gioca. ........

 
IL RISCATTO NEL SEGNO DI JOHN BOE
 
Nell’estate, la società fa di tutto perché il ritorno in B sia indolore e, soprattutto, più breve possibile. Confermato il tecnico e garantito il sostegno dello sponsor, i dirigenti “regalano” al gruppo un periodo di preparazione a Tolosa, dove allena l’ex c.t. Pierre Villepreux, grande amico di Piloti. La rosa perde qualche petalo. Oltre a Jud Arthur, trattenuto in Nuova Zelanda da motivi familiari, non sono disponibili Cibin (militare) e Potente (a fine carriera), mentre il Petrarca fa la corte a Roberto Favaro, infortunato a un ginocchio. Nel complesso comunque la struttura della squadra rimane invariata, e l’arrivo del centro azzurro Nello Francescano dà ulteriore sostanza alla linea dei trequarti. Proprio mentre il presidente Rampazzo e i collaboratori si danno da fare per cercare uno straniero, arriva un regalo da Treviso: John Boe, estremo neozelandese tesserato dal Benetton dopo una stagione a Milano, viene girato ai bianconeri dopo che il club biancoverde ha fatto il colpo dell’anno ingaggiando un giovane talento degli All Blacks, John Kirwan. In serie B, Mirano è inserito nel girone del Nord-Ovest, con Parabiago, Sondrio, Cus Milano, Lumezzane, Rho, Bergamo e Torino. Le trasferte sono più lunghe, ma la poule sembra meno competitiva, anche se all’esordio (22 settembre) i bianconeri faticano più del previsto contro Bergamo (12-6). Una settimana più tardi c’è la trasferta di Sondrio e l’andamento della partita riapre ferite non ancora rimarginate. “Il Blue Dawn è stato scippato clamorosamente da un arbitraggio scandaloso di una vittoria in terra lombarda che il quindici di Piloti e Rampazzo si era degnamente conquistato a suon di mete” scrive Pietro Ruo sul Gazzettino del 20 settembre, commentando il 18-16 finale. Ma nei turni successivi i bianconeri si riscattano: 24-3 al Parabiago, 28-12 a Milano contro il Cus, 28-3 al Rho nel giorno dell’esordio di John Boe, che sigla un calcio, 3 trasformazioni e un mare di inserimenti da trequarti di razza. .......
 
DA MONFELI A TRAME, IL SECONDO PERIODO D’ORO
 

Il vento della coppa del Mondo travolge il rugby italiano. Dal 1987-88, i migliori assi della palla ovale dell’emisfero Sud si trasferiscono nel nostro campionato, l’unico in Europa dove convivono un livello tecnico discreto e un dilettantismo non così rigido come quello di Inghilterra e Francia. A Rovigo arriva Naas Botha, a Padova c’è David Campese, a Treviso John Kirwan apre la strada a Craig Green. Per un lustro, l’Italia del rugby accoglierà campioni da sogno.
In serie A-2, il Blue Dawn segue una politica diversa. L’obbiettivo del presidente Rampazzo e del nuovo allenatore, Piero Monfeli, è l’immediato ritorno nel massimo campionato, ma il club punta sulla conferma del gruppo storico. Stranieri come il mediano di mischia francese Patrick Davasse e, più tardi, il numero 8 neozelandese Reece Kennedy, che non garantiranno quel salto di qualità che in passato forse solo Jud Arthur aveva propiziato.
La squadra dovrà anche fare a meno di alcuni giocatori chiave: Marco Franceschin giocherà solo alcune partite a fine stagione, Roberto Favaro partirà per Treviso dopo un braccio di ferro con il club, e anche Cappellari giocherà poco, mentre l’arrivo di altri due fratelli Francescato, Bruno (ala) e Manuel (mediano di mischia) non basterà a dare consistenza ai trequarti. Maurizio Cecchinato sarà il capitano di un gruppo che sembra ormai destinato ad esaurirsi.
Ma il 1987-88 è anche la stagione della definitiva sistemazione del campo di via Matteotti, con la costruzione di quegli spogliatoi che il rugby miranese chiede da decenni, e dell’esordio di alcuni atleti che faranno strada, dal pilone Claudio Chiuso al trequarti Filippo Rampazzo fino ad Alberto Brocca, mentre in under 15 sta crescendo la generazione dei vari Bortolato, Sanguin e Andrea Simionato. ......

 
IL RITORNO DI JUD
 
Il 1988 è l’anno dell’entrata nel rugby di Silvio Berlusconi, che sponsorizzando l’Amatori Milano segnerà, nel bene e nel male, un decennio di rugby italiano. Anche a Mirano si apre una stagione di cambiamenti: Presutti in panchina, un nuovo sponsor, la Metalplastica, e la nascita delle “Rondini”, la squadra femminile. Dopo un anno di prestito, Roberto Favaro viene ceduto definitivamente al Benetton. Ma la più grande preoccupazione dell’ambiente è legata al campo: a luglio viene rifatto il fondo, i lavori procedono a rilento e non si sa più dove far allenare e giocare i 300 tesserati. Il presidente Rampazzo chiede di poter disputare le partite di A2 nello stadio del calcio, ma la risposta è picche. Per le prime 5 partite, si parla di Campocroce, poi di Ballò. A fine agosto arriva una notizia bella e inattesa: dopo 3 anni tornerà Jud Arthur, il simbolo della prima serie A bianconera. L’esordio, proprio a Ballò, è negativo: il Villorba di Cesco Dotto passa 24-15 contro una squadra giovane e rinnovata, che vede Marangon estremo, Brocca e Serpani ali con Frasson e Fregonese centri, Ribon e Marella in mediana, Cibin, Rampazzo e Cagnin in terza linea, Valentini e Reato in seconda, Talasgo, Piasentin e Momesso in prima. A Roma esordisce l’argentino Fernando Miguelez, ma è un’altra sconfitta (30-12), seguita però dal convincente 23-3 interno sul Livorno. Jud Arthur arriva per la trasferta del 16 ottobre a Viadana, ma il neozelandese non evita la sconfitta 13-3, seguita da un altro k.o. i 19-9 di Parma. .......

 
PAPA’ GUARDA, C’E’ IL MIRANO IN TV
 

La stagione 1989-90 si apre nel segno della continuità, con Pasquale Presutti in panchina e lo sponsor Metalplastica sulle maglie. Continua a giocare anche la squadra femminile, e nel corso della stagione nascerà anche un nuovo club, a Salzano. Per riprovare la scalata alla serie A-1, la dirigenza prepara una campagna acquisti in grande stile. Si punta a confermare Michele Motta, a riportare a casa da Treviso Roberto Favaro, e per sostituire Jud Arthur, tornato definitivamente in Nuova Zelanda, circola il nome di David Knox, apertura-prodigio australiana da 3 anni al Petrarca. Resteranno tre sogni, perché Favaro sarà ceduto definitivamente al Benetton, Motta sarà vincolato dalla Fir al Mogliano e Knox, dopo aver dato il suo sì al presidente Rampazzo autorizzando anche la divulgazione della notizia alla stampa, farà un clamorosa marcia indietro preferendo il Livorno, appena salito in A-1. Al posto del biondo ex petrarchino arriverà un altro australiano di Sydney, l’apertura Stuart Cook. Al Petrarca viene girato il seconda linea Cibin, che spedisce a Mirano il pilone Vanni Zago, la seconda Cortuso e l’apertura Peloso.
Sul piano del regolamento c’è una novità importante, la possibilità di effettuare tre sostituzioni (prima erano due); la federazione stringe anche un accordo con la Rai per la trasmissione in diretta di un anticipo di campionato, il sabato pomeriggio, e annuncia che dal 1990-91 sarà accettato un solo straniero per squadra, una misura “tutela-vivai” che fa arrabbiare i club. ..........

 
1992, I PRIMI PASSI DI UNA GRANDE SQUADRA
 

Alla vigilia della stagione 1992-93, il rugby vive una fase importante della sua continua evoluzione. L’International Board vuole svecchiare il gioco, renderlo più chiaro, togliere i tempi morti e aumentare il “gioco in piedi” e le fasi dinamiche. Non c’è solo l’aumento da quattro a cinque dei punti assegnati a ogni meta: l’obbligo di stare in piedi nelle ruck, il divieto di spingere verso l’alto o lateralmente in mischia chiusa, le touche lanciate dalla squadra che ha spedito fuori un pallone da calcio di punizione, il calcio e la touche “rapidi” e il nuovo fuorigioco, con l’obbligo di aspettare che il calciatore “salga” e metta in gioco i compagni, sono solo alcune delle regole che caratterizzeranno il rugby del 2000. Ci si apre al futuro anche a livello internazionale: dopo decenni di boicottaggio per l’Apartheid, il Sudafrica torna in scena. Il primo test match, a Johannesburg contro gli All Blacks, è però un disastro. Il pubblico non raccoglie l’invito di Mandela ad evitare cori e simboli della comunità bianca: il minuto di silenzio chiesto dall’Anc è boicottato, a Ellis Park si canta l’inno nazionale “Die Stam” e viene esposta la bandiera boera.
A Mirano Cesco Dotto, tecnico “di movimento” forgiato da Villepreux, porta un gioco veloce e al passo con le nuove regole. La rosa non cambia di molto: si ritira Nali, se ne va Merlo, mentre i nuovi stranieri sono proprio due sudafricani, Clive Terreblanche, estremo, e Luke Smith, centro. Appena arrivato, Dotto dice che il pack del Mirano è buono, ma troppo statico, la mediana troppo arretrata, i trequarti senza inventiva. Insomma, è tutto da rifare. “Non ci sono alternative”, spiega il tecnico al Gazzettino, “il ritorno all’antico significherebbe prendere spesso calci di punizione e subire l’iniziativa dell’avversario. Del gioco dinamico non si può fare a meno”. .........

 
DIFFICILE TRANSIZIONE
 

La retrocessione rende più facile la partenza dei talenti migliori. Simone Stocco e Filippo Rampazzo, che le grandi venete tenevano d’occhio da tempo, vanno al Petrarca, mentre Motta e Cescon non rinnovano la disponibilità. Marcuglia deve quindi affidarsi ai ragazzi cresciuti con lui in under 20. Viene integrato in prima squadra, tra gli altri, anche Giacomo Preo, un giovane salzanese bravo a giocare un po’ in tutti i ruoli della linea arretrata. Durante l’estate si allena il neozelandese Warren Frith, ma sarà il connazionale Hamish Coakley, centro o apertura, a vestire il bianconero.
Il campionato inizia con una novità del regolamento, il cartellino giallo dell’espulsione temporanea, ma senza la voce, amatissima, di Mirko Petternella, il giornalista della Rai che per tanti anni ha cantato la poesia del rugby veneto. Per la prima del girone B di A-2, che vede Mirano ospitare il Viadana, Marcuglia schiera una squadra del tutto rinnovata, con Polo estremo, Zulian e Coakley centri e Marco Simionato con Chiuso all’ala; la mediana è quella della giovanile, Busatto-Preo, mentre in terza ci sono Bortolato, Artuso e Andrea Simionato, in seconda Valentini (che decide di restare a Mirano) e Nicola Volpato e in prima, con Caccin, i “mestrini” Chizzali e Amoroso. Tre calci di Preo non bastano ad evitare la sconfitta (9-18), che si ripete a Padova contro il Cus (26-15); il 29 settembre arriva il Paese ma nulla cambia: 19-27, tre sconfitte in tre turni. Passano pochi giorni e la squadra cambia anche guida tecnica, con Piero Monfeli che rientra dopo 9 anni al posto di Marcuglia. ...........

 
IL LOFRA DI TRAME, L’ULTIMO MIRANO IN A-1
 

Trame avrà a disposizione un gruppo competitivo. Confermato il prestito di Stocco e Rampazzo al Petrarca, da Padova arrivano il pilone Alessandro Chinchio, il centro Matteo Farsura e Gianni Banzato, seconda-terza linea che per anni legherà il suo nome al pacchetto bianconero. In prima linea c’è anche Matteo Sclosa da Monselice, in mediana Alessandro Magnaguagno da Casale. Sabato 23 agosto, giorno del raduno, il capitano Denis Valentini fa il profeta. “Questo è l’anno buono, lo sento”.
I primi riscontri sono positivi. In Coppa Italia il Lofra trova due pari con il Cus Padova (19-19 e 23-23), travolge Casale (14-54 e 50-5), e dopo essersi fatto battere di misura dal Petrarca al Comunale (22-27), torna a fare una delle cose che gli riesce meglio, espugnare il Plebiscito (6-26). La sconfitta 33-20 a Rovigo nei quarti conferma comunque il buon avvio di stagione.
Il campionato inizia il 16 novembre con la vittoria 24-12 sulla Tarvisium, subito replicato da uno stupendo successo esterno a Viadana (8-20) frutto del lavoro di una mischia solida e “offensiva”. Alla terza giornata, il derby con il Cus vale già il primato, che i bianconeri conquistano con un eloquente 27-11 che porta la firma di Nichitean (9 su 10 al piede). Nelle giornate successive cadono anche l’Amatori Catania (59-6) e il Rovato (13-25): alla fine del girone d’andata, Mirano ha già in mano la poule promozione. La marcia prosegue il 7 gennaio 1998 sul campo della Tarvisium (22-30) e l’11 al Comunale, dove il Viadana viene surclassato 40-16. Quel giorno si registra anche un brutto episodio sugli spalti: il presidente degli ospiti, Gianni Fava, viene infatti colpito con un pugno da un tifoso locale, che denuncerà ai carabinieri. La società non può far altro che scusarsi con una lettera e ricordare che, in 41 anni di storia, è la prima volta che a Mirano succede una cosa del genere. .......

 
SOGNI E CADUTE DELL’ERA ZANATO
 

Marzio Zanato ha 35 anni ed è il responsabile dell’Italia under 18. Non ha esperienze a livello seniores, ma il suo curriculum è invidiabile (uno scudetto giovanile con il Rovigo, il patentino di primo grado in Australia) e le sue competenze tecniche sono fuori discussione. “Lo abbiamo scelto per le doti caratteriali, è un vincente” dichiara il direttore sportivo, Giancarlo Simionato. Ad affiancarlo Giancarlo Pivetta, confermato tecnico della mischia, ed Eugenio Eugenio, altro giovane tecnico che si occuperà delle “scouting” bianconero.
Già da questo dettaglio si capisce che Zanato porta a Mirano un sacco di cose nuove. Non c’era mai stato un addetto ad osservare la partita dall’alto per tenere le statistiche, e nessuno aveva mai parlato di tecniche di placcaggio prese dal judo, di “zona 1, zona 2 e zona 3” per definire le diverse scelte da prendere nelle varie posizioni del campo. Anche sul mercato il nuovo tecnico ci sa fare, grazie a una buona serie di contatti con l’Australia, il Sud Africa, l’Argentina e alla conoscenza degli ambienti di Padova, dove è cresciuto, e di Rovigo.
Così nell’estate arrivano a Mirano un sacco di nuovi giocatori: dall’Argentina il centro Gustavo Farre, l’estremo Pablo Sauschelli (che non giocherà per problemi di passaporto), l’apertura Gaspar Taboada e, a stagione in corso, il pilone German Fontana; l’ala Stefano Accorsi dal Pieve di Cento, il flanker Denis Zuanetto da Padova, l’apertura Tommaso Visentin da Treviso e il tallonatore Matt Kennedy dall’Australia. Per sostituire il romeno David, che insieme al connazionale Maftei ha lasciato, arriva un giovane numero 8 sudafricano, Willem Wium. Sarà il più forte terza centro a vestire la maglia del Mirano dai tempi di Jud Arthur. .......

 
SI APRE UNA NUOVA ERA
 

Che dopo i tre anni spesi a rincorrere la promozione, le ambizioni del Mirano stiano cambiando, lo si capisce subito. “Lavorerò per una salvezza tranquilla” sono le parole pronunciate dal nuovo allenatore, Sergio Zorzi, all’inizio della torrida estate del 2003. Poche settimane dopo, si saprà che lo sponsor Lofra ha ridotto il budget del 50%. La “linea verde”, lanciata già da Zanato un anno prima, diventa quindi una necessità, anche perché gli elementi più esperti continuano a migrare. Questa volta tocca a Enrico Bortolato, per tanti anni colonna della terza linea bianconera, accasarsi a Mestre. Ma a far gola sono anche altri gioielli come Orquera, che va a Padova, i vari Cavaglieri, Sclosa, Boraso, Zuanetto e Gnesini, che seguono Marzio Zanato a Rovigo. Vorrebbe vestire il rossoblù anche Gianesini, ma viene trattenuto dalla società, forte del vincolo federale che lega chi ha meno di 27 anni alla società di formazione. Tornano invece in bianconero Pippo Rampazzo e Simone Stocco, oltre al n. 10 Dario Zanato, e a dare sostanza a un gruppo giovane arrivano anche Stefano Rigo, terza linea trevigiana, insieme al fratello Mauro, pilone.
Il Mirano è inserito nel girone B di serie A, lo stesso di VeneziaMestre e San Donà. Si inizia il 19 ottobre e arriva subito una sconfitta interna, 23-36 contro un Modena che si impone soprattutto grazie all’esperienza dei trequarti. Ed è proprio un trequarti esperto, Pippo Rampazzo, a risolvere la seconda di campionato a Badia, segnando il drop che al 37’ spinge i bianconeri al 18-20 finale. Poi arriva il derby di Mestre. Sentitissimo, per i mille fili che legano le due squadre. Gli amaranto-oro hanno già mostrato un gran potenziale, ma contro i bianconeri faticano nel portare a casa un match rimasto molto più in bilico di quanto non dica il 31-13 finale. .........

     
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