Spesso e volentieri noi genitori, che veniamo da altre discipline sportive, quando andiamo a vedere una partita di rugby abbiamo quell’atteggiamento di “superiorità” nei confronti di chi scende in campo: “ma che passaggio ha fatto – io avrei saputo fare di meglio”, “ma dove corri”, “gli sei andato addosso – io gli avrei fatto un paio di finte e sarei andato in meta”...
E così si potrebbe andare avanti per ore, se poi ci mettiamo di mezzo anche l’arbitro allora non si finisce più di commentare.

Ma ciò che rende diverso il rugby dagli altri sport è una cultura, un’etica che inizia in campo dai più piccoli, per finire crescendo da spettatore, dove si apprezza il gesto tecnico, la “furbata”, l’azione spettacolare a prescindere dalla squadra che l’ha fatta. Perché prima che tifoso, il pubblico è uno sportivo.
Ma come si diventa sportivi?
Il Mirano Rugby ha dato una grossa occasione a noi genitori, mettendoci nella condizione di provare, palla alla mano, cosa fanno i nostri ragazzi. Con l’entusiasmo e la curiosità di alcuni genitori si è creato il rugby touch: abbiamo iniziato con un piccolo gruppo, ma ad ogni allenamento, c’è sempre un “nuovo” genitore che si vuole mettere in gioco!!

E fin da subito abbiamo imparato:
che passare la palla in modo corretto al nostro compagno è più difficile di quello che può sembrare visto dal di fuori: “e adesso che ho la palla cosa faccio?”
il sostegno, questo sconosciuto: “io l’ho passata e adesso cavoli suoi”;
correre dritto: “ma l’hai visto? c’è un armadio a 4 ante li davanti…”.

Ma stiamo imparando anche:
Il rapporto con il mister, che rappresenta l’autorità, il modello a cui tendere per la nuova attività che stiamo imparando, il maestro, l’educatore, l’inventore di giochi, il nostro nuovo amico di gioco;
Il rapporto con i compagni, quello più individualista, quelli più veloci, quelli più bravi, quello più rumoroso, quello più pesante, quelli più simpatici, ... insomma ci siamo tutti e con tutti si deve giocare e arrivare in meta;
Il rapporto con il terreno, un campo, regole che ci limitano nello spazio, ma anche spazi da scoprire per correre in meta;
Le regole che ci limitano nella libertà e obbligano ad incanalare le energie in un determinato modo, imponendoci controllo e sottoponendoci ad un controllo;
Il rapporto con il corpo: provare a fare gesti fino ad ora sconosciuti, muovere muscoli assopiti, scoprire caratteristiche di sè che non si sono mai conosciute;

Dopo questa esperienza, anche se è solo all’inizio, noi genitori potremmo dire che ogni volta che guardiamo i nostri figli giocare dovremmo concentrarci sui loro progressi, su ciò che nostro figlio impara su se stesso, e su quello che sta insegnando a noi.
Dobbiamo essere orgogliosi dei nostri ragazzi, applaudirli e incoraggiarli sempre.

Si, alla fine di tutto si può dire che i nostri figli SONO DEGLI EROI.

Federico Da Lio