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Old: Il trofeo delle IV Repubbliche marinare torna a Venezia

b_250_200_16777215_00___templates_netj.it_netjgallery_uploads_2012.05.26_Old_torneo_Repubbliche_Marinare_img_p16u9tl2mrdltqbppnjlim1emo4.jpgIl trofeo delle IV Repubbliche marinare torna a Venezia. La squadra della Serenissima lo ha riconquistato nella sesta edizione della competizione che ha avuto luogo a Napoli il 26 maggio scorso.

Nella cornice splendida dello stadio militare Albricci – uno dei templi del Rugby italiano – i veneziani hanno superato Genova e Napoli (alias Amalfi) e affrontato in finale i “pirati” del Livorno (alias Pisa) in un incontro terminato ad aree di meta inviolate.
Solo un soffio è mancato quindi ai “tutti neri” livornesi per riagguantare la vittoria dopo un incontro intenso ma corretto che ha sicuramente divertito gli spettatori.

Per assegnare il trofeo in vetro di Murano, custodito dall’Old Rugby Napoli Club vincitore della scorsa edizione, è stata infatti determinante la migliore differenza mete dei veneziani.

Venezia entra dunque per la seconda volta nell’albo d’oro del torneo dopo la prima storica vittoria del 2007.

Un successo, forse inatteso, nato dal collettivo e dalla concretezza.

Il contributo dell’Armata alla squadra veneziana è stato, come sempre, “pesante”.
Ben 10 giocatori che fanno parte della rosa bianconera hanno infatti indossato, con orgoglio, la maglia con il leone di S. Marco sul petto.

La vittoria ha dunque un forte sapore di casa anche se non va dimenticato il supporto delle “Mummie” mestrine e di alcuni generosi giocatori napoletani che sono stati ottimi compagni di squadra.

Organizzazione ottima e terzo tempo “importante” (mozzarella, pasta al forno con melanzane e salsicce).

Il prossimo appuntamento con il torneo, la cui formula si è rivelata nel tempo indovinata e avvincente, è per il 2013 a Livorno: nel covo dei “pirati” e del loro famoso forziere (solo a spiegarvi cos’è mi tornerebbe la sbornia).


Per aggiungere un tocco di poesia a quest'impresa sportiva vorrei ricordare con voi un po' di storia locale:

Il nome di Alvise Dardanio vi dice qualcosa ?

E’ inutile che tirate fuori le solite scuse: “lo sapevo... ma adesso non me lo ricordo”, “il giorno che l’ha spiegato ero assente...” ecc. ecc.

La lapide con il suo nome è sul muro del municipio di Mirano e l’avrete vista chissà quante volte facendo la spola barcollando tra il Re d’Italia e il Genio.

Vabbè – direte voi – e a noi che ce ne strasbatte de stò Dardanello…

Intanto vi ripeto che si chiama Dardanio (o al massimo Dardani) ma se avete un bricolo di pazienza vedrete che il nostro Alvise ha a che fare con Mirano e Venezia, con una banda di straccioni e con una vittoria finale.
E se questa non vi sembra la storia dell’Armata e del Torneo delle 4 Repubbliche vuol dire che siete suonati senza rimedio.

Naturalmente bisogna fare un passo indietro fino al 1509 e alla guerra della lega di Cambrai contro Venezia.

La Serenissima ha perso tutta la terraferma.

Le truppe imperiali sono sul bordo della laguna dove solo Mestre resiste ancora.

Il miranese è diventato una specie di terra di nessuno che i veneziani non possono difendere.

Il territorio si trova esposto al saccheggio sia delle truppe nemiche in cerca di cibo che dei padovani.
Alle prime avvisaglie di pericolo i nobili di Padova si sono infatti schierati con la Lega, hanno consegnato le chiavi della loro città, e adesso ne approfittano per rubacchiare a destra e a manca.

Nonostante la popolazione sia esposta a grave pericolo Mirano (insieme a Oriago e Stigliano) ha rifiutato obbiedenza al nuovo Podestà di Padova e si è dichiarata fedele alla Repubblica.

Come scriverà Alvise, i miranesi preferiscono “voler più presto morir sudditi de San Marco che viver patroni sotto la communità de Padoa”.
 

L’unico aiuto che Venezia può inviare è (l’avevate già capito) proprio Alvise Dardanio, nominato "per gratia" provveditore di Mirano con l’incarico di organizzare i miranesi nella loro stessa difesa.

Entrato in città il 1º luglio Alvise - che peraltro serviva "gratis senza stipendio e spese" – vi rimarrà, a fasi alterne, per un anno e mezzo.

Difficile fare un rissunto di un periodo di guerra fatto di scontri e scaramucce su un fronte in continuo spostamento ma l’”armata” messa su alla meglio da Dardanio, che poteva contare su quasi 4000 contadini armati di bastoni e forche, sotto una pioggia torrenziale, al grido di “San Marco, San Marco” la notte del 16 luglio 1509 si arrampicò sulla mura di cinta di Padova, conquistandola prima dell'arrivo delle truppe regolari, armate ed organizzate, di Andrea Gritti (cui poi la storia darà tutto il merito).

All’epoca Dardanio aveva circa 80 anni (altro che “old”).

Fin prima dell’ultima guerra la consuetudine voleva che una delegazione padovana venisse a rendere omaggio alla lapide sul muro del municipio di Mirano sulla quale, pur abraso il leone alato, spicca ancora il suo nome.


Ciò detto ecco spiegato perchè, ancor oggi, quando Venezia chiede aiuto, un “armata brancaleon” di miranesi mal assortiti si mette sempre in marcia per “compiere” l’impresa di espugnare una città.

Michele Lacchin

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